Roncello

 

 

 

 

 

 

 

 


Piccolo comune nella pianura milanese orientale a una trentina di chilometri dal capoluogo, si trova poco a nord dell'autostrada Milano Venezia fra i caselli di Cavenago Cambiago e di Trezzo sull'Adda.

Il suo insediamento è con ogni probabilità di origine antico-romana, perché il territorio come per la vicina Busnago, su cui il paese ha spesso gravitato nel corso dei secoli mostra tracce di centuriazione. Proprio dalla parrocchia di Busnago i fedeli roncellesi dipesero dal 1566 fino al 1885. Le funzioni attuali di Roncello si dividono fra attività manifatturiere e industriali da una parte, residenziali dall'altra. Sfiora il suo territorio il Parco del Rio Vallone

L'Odierna Parrocchia dei Santi Ambrogio e Carlo e' un'edificio ottocentesco.

 

ParrocchiaRio Vallone

 

Curiosita'

Non è stato ancora possibile almeno fino ad ora compiere un lavoro approfondito sulla storia di Roncello per mancanza pressochè assoluta di attendibili notizie storiche. Il più antico documento che ne parla risale al 1398. Il paese viene indicato col nome di ROZELLO. Vi è segnalata l'esistenza di una piccola cappella, dotata di un piccolo reddito che certamente doveva servire per il culto e la manutenzione della Chiesa stessa. Oltre questo documento nient'altro. Il fitto silenzio che si stende sulle vicende storiche di Roncello ha dato a pensare che il paese fosse senza una sua storia. Ed ecco invece che dalla storia di Milano (ed. Treccani vol. II) balza fuori una notizia su Roncello di primissimo ordine che ne attesta l'esistenza già in epoca longobarda. In un testamento redatto l'11 Aprile 745 si viene a sapere di un certo Roberto di Agrate , "vir magnificus" cioè un personaggio longobardo di rimarco che oltre ad altri beni che possedeva a Trezzo, Capriate ,ed a Agrate stesso. Aveva una casa tributaria detta di lopezione proprio a Roncello. Ebbene questa casa che era in affitto ad altri sarebbe spettata alla figlia Gradane nel caso in cui non avesse potuto entrare in possesso di 300 scudi d'oro che il padre aveva destinato a lei come dote. La casa che sorgeva su un fondo agricolo, sarebbe stata a lei attribuita ma solo come compenso e in sostituzione di quella somma piuttosto rilevante di 300 scudi nel caso in cui per qualsiasi motivo non la avesse potuta avere. A questo punto sono necessarie due rilevazioni. Innanzi tutto il reddito della casa con annesso fondo agricolo, se era di considerevole consistenza, come si è tentati di pensare,compenso sostitutivo della dote mancata, doveva percepirsi da possedimenti di non poca entità. E la terra per essere coltivata ha bisogno di braccia. Quindi Roncello doveva essere un "vicus" cioè un villaggio di campagna con diverse case e i suoi abitanti, campi coltivati di cui si pagava un tributo ai dominatori longobardi. Questo induce ad un'altra considerazione. La dominazione longobarda era iniziata 150 anni prima, in maniera piuttosto violenta. Il re Alboino che dalla Germania aveva portato fin qui la sua gente, aveva fama di inaudita ferocia. Ed effettivamente fatti di sangue almeno inizialmente dovevano essere avvenuti. Chi ebbe la possibilità si sottrasse con la fuga e con l'esilio alla sottomissione barbarica. Gli altri che rimasero subirono la condizione dei vinti: Persero la piena libertà e la libera disponibilità dei loro beni. Furono obbligati a pagare un affitto di tutto ciò che avevano, divennero i cosidetti "servi della gleba" legati cioè ai nuovi padroni che avevano occupato il territorio Italiano. Per cui se a Roncello verso metà del secolo VIII troviamo degli abitanti non più proprietari delle loro case e terreni si deve argomentare che qui c'era un insediamento umano precedente l'arrivo dei longobardi e cioè di origine romana. E così la storia di Roncello ci porta molto lontano nel tempo: Le sue origini possono vantare un'età antica, segno che qui, campagna nel vero senso della parola perché lontana dai grossi centri, priva di strade di una certa importanza, qui , dicevo, si è potuto trovare spazio, occasione e terreno adatto allo sviluppo dell'agricoltura, che ai tempi di Roma e per tutto il medio evo era alla base dell'economia del paese.

 

VicoloTorre Medievale

 

E' solo dal tempo di San Carlo Arcivescovo di Milano (1565 - 1583) che la Chiesa inizia a registrare i nati , i morti e quelli che si sposavano.Era stata una decisione del Concilio di Trento e San Carlo volle che tutte le parrocchie della diocesi di Milano la rispettassero. Invece sarà solo nel 1865 che i Comuni terranno i registri civili dei nati, dei morti e dei matrimoni. Per cui chi vuole conoscere i propri antenati deve ricostruire il proprio albero genealogico ricorrendo all'archivio della curia arcivescovile, dove i più antichi registri, risalenti appunto all'età di San Carlo, sono conservati. Roncello allora aveva solo 15 famiglie (che venivano chiamate focolari) con un totale di circa 120 persone. Certo doveva essere ben piccolo come paese !!! Ma non è che il paese di Busnago ne avesse molto di più , 48 focolari con 280 anime  Il mondo di allora , risentiva dell'epoca feudale e perciò divideva purtroppo le persone in due categorie , i nobili e la gente comune. Mentre gli ultimi avevano solo dei doveri , i nobili avevano diritti e privilegi (il titolo di signore, il diritto di legna, di pascolo e di fare il fieno nelle proprietà comunali). Mentre i nobili che erano proprietari terrieri erano stabili a Roncello, la gente comune poteva cambiare facilmente paese. Chi non possedeva terreni, era costretto a prendere in affitto , mediante regolare contratto, che solitamente aveva la durata di nove anni e scadeva il giorno di San Martino (11 Novembre) Questa è la ragione per cui nel giro di pochi anni in questi nostri paesi le famiglie cambiavano completamente. Difatti a Roncello nel 1600 famiglie indicate prima non ci sono più. Saranno sostituite da altre dei paesi vicini. Gli anni 1575 e 1576 furono tremendi perché una micidiale pestilenza decimò la popolazione del paese. Le famiglie si ridussero a 10 e il numero delle persone scese a 77 in tutto. 

 

Cascina del Gallo

 

San Carlo Borromeo, da poco arrivato a Milano per risiedervi come Arcivescovo, si era proposto di visitare tutta la sua vastissima diocesi. Questo non era soltanto in ossequio alle precise indicazioni del Concilio di Trento, ma anche per conoscere personalmente, da autentico pastore il gregge, che la volontà di Dio gli aveva affidato. Nel settembre 1566 è nella pieve di Pontirolo alla quale apparteneva anche Roncello. Il giorno 20 di mattina partito da Treviglio si porta a Trezzo e la visita. Poi va Colnago, giunge a Busnago e lì gli viene detto che c'è un' altra comunità da visitare, appunto Roncello. San Carlo ci viene, forse è ormai sera la giornata è stata intensa perché nulla è tralasciato, il santo vuole vedere tutto, s'informa d'ogni cosa e interroga un po' tutti preti e laici. Si era anche prefisso di definire, secondo le chiare precisioni del Concilio, la parrocchianità di quelle comunità con cura d'anime che presentavano le caratteristiche sufficienti da poter svolgere le funzioni tipiche di una parrocchia, ciò che invece mancava del tutto a Roncello. Arrivando da Busnago trova qui quattro case ma non vede la Chiesa, "dove sarà in questo sperduto paese ?" deve essersi chiesto San Carlo. Gliela indicano un po' fuori dell'abitato sulla strada che va a Trezzo in mezzo ai campi, piccola ben elevata rispetto al livello della strada, senza campanile, con i segni di un'età assai rilevante. (la prima chiesetta di Roncello risale a prima del Mille, sono state trovate delle indicazioni in documenti di quel tempo che la davano come già esistente). E' dedicata a Sant'Ambrogio. Sul lato a sinistra fuori dalla chiesetta c'è un altare. Chissà poi perché vi è stato costruito, forse per potervi celebrare destate quando il tempo è bello e nella chiesetta non ci puoi stare senza morirvi dal caldo (le dimensioni di questa primitiva chiesetta sono di 6 metri circa di lunghezza per 4,5 di larghezza. In più l'altare di 2 m. per 1,5 circa.) Dentro lo squallore, non c'è confessionale, né battistero, manca l'acquasantiera. La poca luce che entra dalla porta sempre aperta lascia intravedere sull'abside dell'altare la figura di Dio padre. Il dipinto è assai sbiadito dal tempo e dal pessimo stato di conservazione della chiesetta. Il senso di desolazione trovato dal Santo deve essere stato grande. Esce, fuori tutt'intorno alla chiesetta c'è il cimitero. E' l'uso del tempo che vuole seppellire i morti dentro o fuori la chiesetta, quasi per ricordare più facilmente i trapassati e raccomandarli a Dio durante le celebrazioni liturgiche. Anche in chiesa si potevano seppellire i morti. E nella pur piccola chiesa di San Ambrogio c'erano ancora quattro sepolcreti, ma più nessuno li usava, dice la cronaca. Forse era stato un senso di giusta prudenza a non seppellire più in Chiesa i propri morti, se la chiusura del sepolcro non era più che perfetta in chiesa cerano cattivi odori. A questo punto il santo incomincio a dettare i decreti per la comunità di Roncello. "Si riordini il cimitero e sia chiuso da un recinto per impedire alle bestie che pascolano di entrarvi. Si mettano le spranghe alle porte della chiesa e la si chiuda di notte. Si tolga l'altare esterno alla chiesa perché contrario alle norme del Concilio." Ed intanto torna in paese.

 

Roncello

 

Si fa ospitare in una casa e qui fa chiamare la comunità dei nobili (4 o 5 famiglie in tutto) e la comunità degli uomini di Roncello ( una decina di famiglie). Espone il suo punto di vista: perché Roncello resti indipendente e sia costituita come parrocchia a tutti gli effetti gli occorre una Chiesa più vicina alle case, più grande e dotata di quanto necessario per le sue funzioni parrocchiali. Occorre provvedere alla casa del Rettore, cioè del Parroco, e ad un sia pur piccolo beneficio a sostentamento del Parroco stesso. Ma i suggerimenti del Santo non trovano quell'accoglienza che si aspettava. San Carlo sperava che i nobili, pochi ma grandi proprietari terrieri del posto, mettessero a disposizione qualche appezzamento per costruirvi la Chiesa e la canonica ed invece senza ricevere un netto rifiuto, s'accorge che quelli fanno orecchie di mercante. E allora il Santo da uomo risolutiva quale era, mentre ripercorre la strada per Busnago decide la sottomissione di Roncello per Busnago. "Fiat unio quam primum ". Sono le parole stesse di San Carlo che suonano come una sentenza di condanna. La comunità di Roncello sia unita a quella di Busnago quanto prima. Fino a quel giorno Roncello aveva avuto una sua indipendenza ecclesiastica, da quando l'organizzazione della pieve si era sfaldata. Ma da allora fino al 1885 per circa tre secoli resterà unita a Busnago. Per cui la storia religiosa di Roncello si confonderà totalmente con quella di Busnago.

 

Ottobre

 

IndustrieZona Industriale oggi.

 

Se volete approfondire

 

LibroStoria di Roncello dalle origini al XX secolo. Con la collaborazione di don Carlo Alziati" (Roncello, 2003)

Si tratta di una monografia storica sul Comune brianzolo di Roncello, redatta tra l'aprile del 2002 e il luglio del 2003. Due capitoli del volume sono stati affidati da Sala al parroco emerito del paese, esperto specialista di storia ecclesiastica del contado milanese e dell'antica Pieve di Pontirolo, don Carlo Alziati. È un libro di 352 pagine, impostato tipograficamente come un classico prodotto di storia locale lombarda del Novecento, ma fondato su una solida ricostruzione scientifica dei momenti chiave delle varie epoche, effettuata grazie ai fondi governativi dell'Archivio di Stato e alla documentazione comunale e diocesana. Per oltre un anno l'autore ha lavorato con passione sulle fonti per "profilare" nel modo migliore questo piccolo territorio della Brianza sud-orientale; il risultato è un volume molto compatto e denso di informazioni e analisi. Alla presentazione, tenuta presso il Palazzo comunale di Roncello la sera del 19 dicembre 2003, intervengono due dei maggiori esperti di storia locale del Milanese: monsignor Bruno Bosatra, direttore dell'Archivio Storico Diocesano di Milano, e Claudio Maria Tartari, direttore dell'Agenzia per la Storia Locale del Milanese.